Le notti bianche è un romanzo classico giovanile di Fëdor Dostoevskij, scritto nel 1848.

Il classico racconta di quattro notti di un sognatore che molto spesso non distingue a pieno la realtà dai suoi sogni e si dimentica del mondo reale;

La sua immaginazione è di nuovo pronta, risvegliata, e all’improvviso ancora una volta un mondo nuovo, una vita nuova, incantevole gli balena dinanzi nella sua fulgida prospettiva. Un nuovo sogno, una nuova felicità! Una nuova dose di veleno raffinato, sensuale! Oh, che gliene importa a lui della nostra vita reale! Ai suoi occhi sedotti noi due, Nasten’ka, viviamo in modo così pigro, lento, fiacco; ai suoi occhi siamo tutti così insoddisfatti del nostro destino, siamo tutti annoiati della nostra vita! E in verità considerate in effetti come a prima vista tutto, tra noi, sia freddo, tetro, precisamente ostile…

Il protagonista è un giovane di ventisei anni che di notte vaga per San Pietroburgo, è uno scrittore, senza amici e “né buoni conoscenti, né qualcuno con cui dividere la propria gioia nei momenti di gioia”. Lui è profondamente solo, non ha nessuno oltre la sua serva Matrëna e la cosa più preziosa che possiede è la sua immaginazione e fantasia: molto spesso si perde nei suoi pensieri, accedendo ad un altro mondo. Una sera, mentre cammina per le vie di San Pietroburgo, incontra una ragazza che gli farà provare dei sentimenti reali e non immaginati, Nasten’ka.

Nel romanzo il nome del protagonista non viene citato, nemmeno nei dialoghi con Nasten’ka. In questo modo Dostoevskij fa rimanere il sognatore senza nome, rendendolo eterno e facendo capire che anche se non è nessuno, allo stesso tempo è tutti noi perché materializza il concetto di sogni e sognatore, di vita e di emozioni che ogni essere umano è in grado di percepire.

Il protagonista durante questi incontri di innamora di lei. I due si raccontano la propria storia, si confidano come se si conoscessero da tutta la vita. La fantasia si manifesta come “schiava di un’ombra, di un’idea”. Ogni notte il ragazzo ritorna a casa fantasticando su come sarebbe stata la sera successiva con la dolce Nasten’ka, ma quando lei gli confida la sua storia e gli rivela che lei ama un altro, lui si sente abbattuto e senza speranze. In questo modo la posizione dei sogni viene sostituita con quella dei rimpianti.

“Come veloci volano gli anni! E ancora ti chiedi: che ne hai fatto di quei tuoi anni? Dove hai seppellito il tuo tempo migliore? Sei vissuto oppure no? Guarda, dici a te stesso, guarda come il mondo diventa freddo! Passeranno ancora degli anni e dopo di essi verrà la cupa solitudine, verrà, appoggiata alle stampelle, la tremante vecchiaia, e poi angoscia e desolazione… Impallidirà il tuo fantastico mondo, appassiranno e moriranno i sogni tuoi e cadranno come le foglie gialle dagli alberi… Oh, Nasten’ka! Sarà triste restar solo, completamente solo, e non avere neppur nulla da rimpiangere, nulla, proprio nulla… perché tutto quanto perderò, non è stato che nulla, uno stupido, tondo zero, nient’altro che sogno!”.

I sogni e le fantasie non possono essere confrontati con la vita reale: i sogni servono per darci delle idee sulla vita e possono essere realizzati. I sogni servono anche per colorare la vita tetra e grigia che viviamo ogni giorno.

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